Mi chiede se può sedersi a fianco, senza dare fastidio, e comincia a leggerlo.
29.4.13
Il regalo di B.
Mi chiede se può sedersi a fianco, senza dare fastidio, e comincia a leggerlo.
16.10.12
Ero scemo anche da piccolo
Un tediosissimo momento nostalgia.
Oh, fate quel che volete, io vi ho avvisato.
Dunque. Ieri sera ho cenato con mio zio.
Uno zio importante per la mia formazione, perché è stato lui a regalarmi il primo albo di supereroi (che poi, in realtà, mai m'hanno preso) e sempre lui mi consegnò alcune preziosissime fotocopie riguardanti fabula, intreccio e amenità di questo tipo, che mi parevano nascondere il segreto della scrittura e che ancora conservo.
Ma torniamo alla cena di ieri (ciao zio!).
Mentre si massaggiava la gamba malandata (forza zio!) mi ha raccontato che, nel rimettere a posto vecchi scartafacci, ha ritrovato un vecchio albetto scritto, disegnato e pinzato da me. Conteneva un fumetto di (parole sue) "indiani e cowboy", e questo mi ha fatto sorridere, dato che il western è il mio genere preferito da sempre (sarei dovuto nascere negli anni '50) ma non scrivo nulla di western da almeno 15 anni.
A sentire lui quell'albetto risale alla mia seconda elementare. Può essere, dato che ho iniziato a sporcare fogli da molto prima.
Torniamo a ieri (e due).
Mentre mio zio parlava, io mi facevo delle domande. Domande importanti, eh, mica cotiche. Quindi state attenti che ora vi dico quali sono.
Eccole. Anzi, eccola... era solo una.
Cosa spinge un bambino più o meno sano di mente, con un QI (spero) normale, una famiglia esemplare e un fratello minore da schiavizzare, a usare taaaaaante delle sue ore per inventare delle storie su carta?
Sì, vi sento, fottuti cinici, non urlate. "I problemi di socializzazione" è certamente un'ottima prima risposta. Ma non è del tutto vera: la mia spiccata sensibilità e il mio
Mai sfavillante, manco per niente rutilante, ma passabile... dài, sì.
E questo è un bene, perché se non avessi vissuto non saprei proprio di cosa scrivere.
Ma dicevo.C'è una seconda risposta, e credo sia meno cinica, più idealistica, una di quelle risposte che Cruciani alla Zanzara ridicolizzerebbe in nove secondi netti.
Per dire, più veloce di Bolt.
È una spiegazione che parte da quel granellino di antimateria che religioni e filosofie studiano da secoli senza averci mai capito un cazzo: l'anima, quell'invisibile scalareale sulla quale bluffano i preti di mezzo mondo.
A parer mio l'anima parte con una dotazione di base immutabile, e questa contempla il tipo di alimentazione.
Se la tua anima per esistere ha il bisogno di dire balle, ti si prospetta una brillante carriera come CEO della Fiat.
Se ha la necessità di raccontare storie, scordati di avere una pensione.
Passerai ore chino seduto a un tavolo, mentre i tuoi amici imparano a suonare male il giro di Satisfaction e slinguano biondine ai falò di ferragosto. Passerai ore chino seduto a un tavolo mentre i tuoi nemici vanno a interminabili feste, dotate delle peggio bevande del mondo, per una volta aggratise. Passerai ore chino seduto a un tavolo mentre i governi passano, i figli crescono e le mamme imbiancano.
E la cosa incredibile è che continuerai a farlo.
Per giorni, mesi... per anni. Divorato dall'urgenza della pagina dopo, dalla frenesia del dialogo ritmato, dall'orgasmo della parola perfetta...
A sette anni come a quattordici. A dieci come a trenta.
C'è del romanticismo in tutto questo, e questo mitiga la sensazione di sentirsi -semplicemente- un disadattato.
Ma perché questo pippone che mezzo bastava?
Semplice.
Perché dopo anni di pagine scritte e disegnate, mesi di continue modifiche e correzioni, notti zeppe di salva con nome, Radio Punx è in stampa e non vedo l'ora di avere tra le mani una delle quattrocento copie numerate.
Anche perché, come quand'ero piccolo, abbiamo fatto tutto da soli, io e Jean Claudio, Puri autoproduttori.
Dai testi, ai disegni, alla supervisione. Alcuni amici ci hanno aiutato, è vero, e questo rende tutto ancora più bello, più soddisfacente, più magico.
Mi metterei a piangere per la gioia. Ma poi mi toccherebbe vedermela coi cinici.
Se volete vedermi commosso, passate alla SelfArea, a Lucca Comics & Game, stand 26.
Portate un fazzoletto.
19.4.12
STORIA DI MARTINO E DEL SUO CALAMARO.
5.10.10
Il mio nome in inglese non significa un cazzo (3 di 3)
Se sei così pigro da non avere voglia di cliccare quassù, ti faccio un riassunto. Eccolo:
Ci sono due tedesche in vacanza. Una delle due è uno stereotipo in carne e ossa.
Mi giro e mi rigiro nel letto. Queste sono le occasioni da cogliere al volo per non passare da coglione, dice il poeta. E poi mica Mario è un tuo VERO amico. Lo conosci appena, mi dico, quindici giorni d'estate e una mail durante l'anno non fanno un'amicizia.
Non riesco a dormire per tutta la notte.
Alle cinque mi alzo, che ormai di prendere sonno non se ne parla. Vado in spiaggia, a vedere l'alba. Divoro in pochi minuti il chilometro che separa la casa dalla sabbia. L'aria è fresca, il cielo scuro sfumato di ciano, il profumo della macchia mediterranea intenso e penetrante e balsamico e bellissimo e un branco di cani randagi mi sbarra la strada.
Ma merda.
Dicono che i cani possano sentire la tua paura. Se ti attaccano, devi evitare di cagarti sotto. Chissà se funziona anche al contrario... se pensi a una barzelletta, il cane la capta e ride? Per sicurezza, guardo i cani, li fisso intensamente e penso alla storiella del pinguino.
Non mi pare che ridano. Non l'avranno capita.
C'è di buono che non mi assalgono, e passo indenne il loro posto di blocco.
Grazie, pinguino.
La spiaggia è un lungo Sahara zampettato dai gabbiani. Mi arrampico su uno scoglio, e aspetto lì che il sole, pigro, esca dal mare, col sottofondo ritmico delle onde che si spaccano sotto di me. C'è un senso di pace, in tutta questa natura che fa niente di speciale, che mi riempie il petto e mi commuove.
In quella, qualcuno mi tocca la spalla.
Helga.
Non le chiedo cosa faccia qui, non le chiedo perché, non le chiedo come. Lei sorride, ha abbandonato quella sua espressione da professionista dell'insofferenza. Mi osserva.
“Tuo nome significa un cazzo.” Sguardo libidinoso da tedesca in vacanza.
Se lo racconto non mi credono.
2.10.10
Il mio nome in inglese non significa un cazzo (2 di 3)
Se sei così pigro da non avere voglia di cliccare quassù, ti faccio un riassunto. Eccolo:
ci sono due tedesche in vacanza.
“Perché non ci insegnate qualche parola in italiano?”
La notte la passiamo sul bordo della piscina del residence. Ridiamo, parliamo e beviamo un alcolico molto blando, che l'alcolico pesante lo riserviamo al resto dell'anno.
Dio ci perdoni, l'italiano (soprattutto se postadolescente e in alcolico blando) insegna sempre le solite parole alle straniere, cioè le prime due volgarità a sfondo sessuale che gli vengono in mente. Loro chiedono la traduzione. Inga ride, Helga mi incenerisce con lo sguardo. Mi cago addosso, giuro.
Ecco chi mi ricorda, quella sua dolcezza ingombrante. Erwin Rommel. Anzi. Erwin Rommel incazzato.
Ve l'ho detto, mo cago addosso.
“Come vi chiamate di cognome?”
“Io mi chiamo Melis.”
“ It sounds like Malice. Malizia, in english.”
Risate.
“Io Frau. ” È Mario che parla. “Significa Donna in tedesco.”
“Siamo fatti così, noi sardi. I nostri cognomi hanno sempre un significato, in qualche altra lingua.”
Risate. Alcolico blando.
“E tu, cosa vuol dire il tuo cognome?” Inga, insinuante curiosona.
Ci penso su un attimo. Il mio cognome non significa nulla, porcoggiuda, almeno in quelle due lingue che conosco. Mi sento escluso.
“Il mio nome in inglese non significa un cazzo.”
Dico così.
Senza riflettere bene sulla forma della frase. Chissà cos'hanno capito, perché ridono, ridono, e ride anche Helga. Inga stringe le labbra in un sorriso lascivo. Rido anch'io.
Massì, chi se ne frega. Alcolico blando.

Ha salvato il pallone, che non ha toccato l'acqua. Mi guarda. Altro sorriso lubrico.
La notte che precede la loro partenza festeggiamo con una pizza. Attrezziamo il tavolo in una stanza vuota del residence, la tempestiamo di birre e tovagliolini. Gli addetti al ritiro della pizza siamo io e Mario. Quando arriviamo coi cartoni caldi in mano, gli altri hanno già preso posto. A me tocca quello vicino al capotavola, e capotavola c'è Inga. Dividiamo i cartoni con le pizze, io mi appresto a tagliare la mia gamberetti e rucola con un certo appetito. A un tratto, mentre sono lì che spicchio, sento qualcosa che mi tocca il piede. Sobbalzo. Mi giro verso Inga. Stampato sulla faccia ha la versione base dello sguardo equivoco. Mi guarda fisso negli occhi, sorride lasciando intravvedere un pezzetto di lingua.
Mario è dall'altra parte del tavolo, e la sua pseudoragazza mi sta facendo piedino.
Cazzo, penso.
Sono finito dentro lo stereotipo della tedesca troia.
In evidente stato confusionale lascio lì i gamberetti e la rucola, mi tengo lo stomaco.
Non sto bene, dico. Scusatemi, dico. Ci vediamo domattina in spiaggia, dico.
Inga è l'unica che non sembra dispiaciuta. Nemmeno mi guarda. Si è girata verso Mario. Gli avvicina alla bocca un trancio di pizza.
(continua)
29.9.10
Il mio nome in inglese non significa un cazzo (1 di 3)
C'è qualcosa che io, Berlusconi e Flavio Briatore abbiamo in comune.
Tutti e tre facciamo le vacanze in Sardegna. Tralasciamo il fatto che io ci passi anche il resto dell'anno.
In spiaggia siamo l'invidia porca degli altri scarni gruppetti monosessuali. Le due teutoniche si spalmano crema protezione ottomila prima di stendersi al sole ma si bruciano uguale, mentre noi, già neri come Mboma, continuiamo il nostro infinito mondiale di beach soccer.
Inga approfitta di ogni momento di assenza di Mario per chiedermi di spalmarle l'olio solare, farsi una nuotata con me, finirmi casualmente addosso mentre giochiamo a schiacciasette in acqua.
Si chiacchiera del più e del meno, come succede tutte le estati. Io dico che, prima di tornare a casa, voglio assolutamente vedere il sole sorgere sul mare. Svegliarsi alle 5 d'estate è pura utopia, ma sono determinato.
Helga si desta dal torpore, l'idea la stuzzica. Inga si spalma il Nivea.
13.9.10
Moleskine
17.2.10
La città sotto.
Di quella settimana mi rimarranno dentro molti frammenti.
Uno è qua sotto.
19.11.09
Cassintegrati come Raikkonen
8.9.09
SETTEGIORNI
Per l'occasione vi regalo con una storia estiva, che mi è piaciuto tanto scrivere e che mi sono divertito a inzaccherare di inchiostro e colori digitali.
9.4.09
Ad Libitum
Si chiama Lettere contro la guerra, è stato scritto da Tiziano Terzani ed è una struggente dimostrazione della stupidità umana. Lo stile di Terzani è giornalistico, a tratti sarcastico, sempre empatico verso le storie che racconta.
Per corredare questo mio consiglio librario, vi regalo una storia che mi vede anche ai pennelli.
Un parallelo tra la musica e la guerra, tra il suono e il rumore, tra le emozioni e il terrore, tra l'arte e la distruzione.
Buona lettura.
28.3.09
Il Parvenu
Io e il fido J.C. Vinci abbiamo partecipato con questa tavola. Il tema del concorso era "I classici della letteratura". Un caro amico mi ha fatto notare una pecca della storia e devo dire che cn un piccolo accorgimento sarebbe riuscita meglio.
Ma sono comunque soddisfatto
Perciò, eccovi la tavola. Commentate pure.
Il periodo è pieno di cose che non voglio fare, di necessità impellenti, di mancanze.
E la mia reazione è lenta e macchinosa.
Sto scrivendo un racconto lungo, a fumetti, che mi vedrà anche ai disegni. Butto giù una pagina di storyboard ogni tanto, ci ritorno spesso, limo, tagliuzzo, creo...
Non vedo l'ora di finirlo.
Ma ci vorranno mesi.
Mesi che -lo so già- saranno pieni di cose che non voglio fare, di necessità impellenti, di mancanze.
Scegliete voi la parolaccia che volete per concludere questo sfogo, io non ne ho voglia.
10.3.09
Sa Battalla alla terza
Era un mese che non aggiornavo il blog.
Un mese di vita. Mica male, la mole di cose che succede in un mese.
Peccato non essere riuscito a trovare la voglia, in 30 giorni, di mettermi per due minuti al pc ad aggiornare questa mia soffitta virtuale.
Me ne scuso coi miei cinque lettori.
Per farmi perdonare, vi regalo un fumettino che ho scritto e disegnato quest'estate.
Tratta il tema della Battaglia di Sanluri (importante evento storico della nostra isola, nella quale l'esercito del Giudicato di Arborea venne sconfitto dai catalano-aragonesi) da un punto di vista diverso.
Niente eroismi, ma solo istinti animali (è proprio il caso di dirlo)!
Buona lettura.
Al primo che becca la citazione che ho inserito (da un libro di un grande scrittore sardo contemporaneo), vanno cinque minuti di gloria e una birra offerta da me la prossima volta che ci vediamo!




28.1.09
Protezione civile - Una storia a fumetti

Il lavoro è stato realizzato interamente dall'Associazione Culturale Chine Vaganti, di cui mi pregio di far parte, in collaborazione con Protezione Civile e Provincia del Medio Campidano.
Precisamente, la parte relativa ai testi è stata sfangata da me, Marcello Lasio, Massimiliano Marongiu, Daniele Mocci.
I disegni sono opera del duo (degno di Montanari & Grassani e Grattachecca & Fichetto) Vinci-Figus.
La colorazione è degli allegri Maurizio Nonnis e Luca Usai.
La realizzazione finale ha soddisfatto noi e i nostri committenti.
Di mio, ricordo che la mia parte di sceneggiatura fu scritta in nave, mentre mi recavo a Roma per sopraggiunti e imprevisti motivi di lavoro, e inviata via mms (ancora i miei soci mi prendono per il culo!) per non toppare la data di consegna. Tralascio le simpatiche invocazioni vudù che condirono quel viaggio, capitato proprio al momento giusto (più o meno lo stesso, perfetto, tempismo di un attacco lacerante di diarrea durante la discussione della tesi di laurea).
Comunque tutto bene ciò che finisce bene.




Se vi va di leggere la ministoria sceneggiata da quell'amico di maria che è Marcello Lasio, cliccate QUI!
Se invece morite dalla voglia di vedere cosa ha combinato quel diavoletto biondo di Daniele Mocci, cliccate QUO!
Causa mancanza di blog, dovrete tenervi la voglia di leggere le parti di raccordo scritte dal nostro Lucio Fulci, MM.
Alla prossima.
24.1.09
Orlo Macchina # 5
L'unico fumetto seriale che esce quando mi pare e piace.
episodi precedenti
ORLO MACCHINA n.1
ORLO MACCHINA n.2
ORLO MACCHINA n.3
ORLO MACCHINA n.4
29.11.08
Orlo Macchina (4)
Ecco a voi ORLO MACCHINA n.4 (gli episodi successivi hanno data 2008 e saranno prossimamente sul vostro schermo!)

episodi precedenti
ORLO MACCHINA n.1
ORLO MACCHINA n.2
ORLO MACCHINA n.3
19.11.08
Gente di Classe #3
Tra quelle pagine, potrete trovare il terzo episodio di Gente di Classe, la miniserie umoristica creata da me e Jean Claudio Vinci e disegnata per l'occasione da Andrea Altea.
Buona lettura!
14.10.08
Radio Punx
Tra i quindici progetti ammessi alla fase finale ci fu anche Radio Punx, una storia metropolitana ambientata nella Milano del 1979, su cui io (ai testi) e il bravo J. C. Vinci (ai disegni) spandemmo un bel po' di sudore.
Oggi il primo capitolo di questo progetto sta per vedere la luce, sotto forma di spartanissima autoproduzione, e verrà distribuito (da noi, e forse da qualche amico) alla prossima Fiera di Lucca.
Per ora sono attivi il blog e lo space del progetto, ai seguenti indirizzi:
http://radiopunx.blogspot.com/
http://www.myspace.com/radiopunxcomics
Io, manco a dirlo, vi invito a cliccare sui link!
12.10.08
Gente di Classe #2
1.10.08
Gli Sconnessi (#1)
Io sono particolarmente soddisfatto della striscia perché fa interagire in maniera originale la grafica Flash e i fumetti (bisogna passare col mouse sopra le vignette, per leggere i balloon) e realizza un bel crossover di "vecchio" e "nuovo": utilizza il classico formato striscia per raccontare vicende ambientate in un futuro prossimo.
I tre protagonisti della striscia sono Morphinus, Ciumbia e Makigatzu, di cui farete la conoscenza qua sotto, nella prima striscia della serie, dall'atmosfera matrixeggiante.
Buon divertimento!
Naturalmente, per visualizzare correttamente la striscia dovete scaricare (se non l'avete già fatto) il flash player, da QUI!












