7.11.09

E siamo tornati da Lucca...

La mia terza volta a Lucca è stata come le altre.

Un'immersione totale in un mondo che mi affascina da quando pisciavo nel vasino, un mondo che ho esplorato da prima di riuscire a scrivere, un mondo che amo in maniera viscerale.
Un mondo in cui tutti sembrano conoscere tutti, vuoi perchè ci si trova ad agire in un ambiente di nicchia, vuoi perchè gira e rigira gli editori quei pochi sono. E i lettori, anche.
E allora, vedi nei bar e negli stand autori che leggi da decenni e noti che è tutto un paccare sulle spalle, un baciare su guance, un salutare con sorrisoni.
Io invece entro a Lucca da outsider, da nessuno che conosce nessuno, da autoproduttore piccolissimo e isolato (termine banale, ma chiccazzo ha voglia di cercare un sinonimo a quest'ora?) dalla mia sardegnità profonda. Vado a Lucca da Pau. Da un Pau qualunque, ma diverso da quello dell'anno scorso, da quello di due anni fa, da quello dell'altro ieri.

Parte dell'armata sarda in Piazza Anfiteatro (bandiera pre Cappellacci offerta dal grande Bruno Olivieri)

Ho passato delle belle giornate.
Ho conosciuto alcune persone che possono con onore fregiarsi del ruolo di, appunto, persone. Anime che mi ha fatto piacere incrociare o reincrociare. Che sono sì uno che fa fumetti, ma ho anche altri interessi e conoscere persone nuove è uno di questi. Non ho la stoffa dell'eremita che macina pagine su pagine tipo Go Nagai e incontra solo quelli che gli fanno gli sfondi alle vignette.
Sono un'anima cazzeggiatrice, purtroppo. E adoro quando ci si incontra davanti ad un bicchiere.
Quello che è successo con molti dei partecipanti al Lucca Workshow, grazie anche al mirto che mi sono portato dietro.
So cosa state pensando... bandiera quattro mori, mirto al seguito... sono l'incarnazione di un luogo comune sui sardi. Beh, vaffanculo.

Continuiamo, caro diario byteroso.
A Lucca ho incrociato anche anime di merda, eh. Che mica a Lucca è tutto roselle e fiorelli. E c'è chi ti spinge a porti degli interrogativi su socialità, antisocialità, tendenza al confronto...

Ho avuto qualche soddisfazioncina, ho ricamato qualche speranza, ma soprattutto ho alimentato la mia convinzione più profonda.
Io ho bisogno dei fumetti. Ne ho avuto bisogno per 28 fottuti anni, ne avrò probabilmente bisogno fino ai 100 (e qua, subitanea y necessaria grattata di coglioni). Che i miei lavori vengano letti da 10 sfigati o da milioni di fighetti, la questione resta quella.
Io faccio fumetti perché ne ho bisogno.

Ciao Lucca, al 2010.

EDIT: Preso dalla foga, mi dimenticai di dirvi che il terzo capitolo della mia fatica più faticosa, RADIOPUNX, è ora scaricabile.
Ecco la cover, cliccateci sopra e attendete che il download sia completo.
Poi leggete e ditemi cosa ne pensate, senza utilizzare volgari sinonimi di "deiezione".

22.10.09

ORLO MACCHINA 7

Ecco il settimo episodio di Orlo Macchina.
Come dite, per ora siamo arrivati SOLO al 5?
Eh lo so, ma il sei è da mesi fermo in una cartella nascosta della mia memoria portatile e il suo momento non è ancora arrivato. Come già fece Battiato con Fleurs, anch'io salto un numero.
E poi la matematica su questo blog è un'opinione. E anche un'opinione banale, ecco.

clicca sulla tavola per ingrandirla
Clicca QUA gli altri CINQUE episodi e vai a farti un goccetto, che ne hai bisogno.

13.10.09

THE MADE IN INDONESIA & NOUS AUTRES LIVE!


Torniamo finalmente dal vivo, sabato 17, assieme ai grandi Nous Autres. La serata servirà a finanziare l'associazione culturale Kenemèri (per chi non è sardo, "senza padrone"), che si occuperà di fare cultura nelle nostre lande desolate senza svendersi a nessun allegro padroncino politico locale.
Tenete le birre in fresco, ci vediamo lì!

20.9.09

INTO PROMO

Martedì 22 Settembre alle ore 23.59 potrete scaricare il secondo capitolo di Radio Punx dall'omonimo blog:

State in attesa.

8.9.09

SETTEGIORNI

Eccomi di ritorno.
Per l'occasione vi regalo con una storia estiva, che mi è piaciuto tanto scrivere e che mi sono divertito a inzaccherare di inchiostro e colori digitali.


Saluti.

1.8.09

AGGIORNAMENTI

Necessita qualche spiegazione la mancanza di aggiornamenti (comunque mai periodici) di questo blog.

La prima spiegazione è che essendo il blog proprietà privata, potrei anche decidere di lasciarci crescere le erbacce per anni, aspettare che un vecchio pastore lo usucapisca e lamentarmi con me stesso per la mia scostanza.

La seconda spiegazione è più ampia.
Non è che latito da questo blog. Latito dallo scrivere. Ogni giorno accendo il computer solo per lavorare con fotosciòppe. E basta. Non ho voglia di scrivere, niente, manco una riga.
In compenso leggo, e tanto. Di solito, roba non proprio impegnativa. Pura evasione, direbbero i critici.

Quel che mi ci vuole, insomma.

Oggi però voglio farmi bello con il talento di un altro.
E vi do un consiglio.
Leggete QUESTO RACCONTO di Diego Cajelli. Lui è uno sceneggiatore bravissimo, autore di Pulp Stories, Milano Criminale e molti albi Bonelli.
Col racconto che vi ho linkato, potrete avere cinque minuti di goduria pura.
Di piacere nel leggere.
Di esperienze personali che si fanno esperienze oggettive, che entrano dentro gli occhi, dentro il cervello, dentro i muscoli per spingerli a farvi spuntare un sorriso malinconico.

E tutto questo, gratis.
Un applauso per la parola gratis.

Al mese prossimo, o forse prima.

edit 5/8: certo che a volte qualcuno trova le parole prima di te...

14.7.09

Alzo la voce

E consiglio la lettura del perché sto alzando la mia piccola voce.

28.6.09

Patagonia!

Patagonia, Sergio Bonelli Editore. Texone n.23, testi di Mauro Boselli e disegni di Pasquale Frisenda.
Una storia come, su Tex, ne capita una ogni dieci anni. Se si è fortunati.

(c) SBE

Patagonia è la dimostrazione di come si possa ancora scrivere un western dall'impianto classico, con un personaggio che ha 61 anni e migliaia di spunti già utilizzati, semplicemente (se così si può dire) facendo agire il personaggio per quello che è: una leggenda più grande della vita, un amante senza fronzoli di libertà e giustizia.

Leggo Tex da quando avevo nove anni. Grazie a Tex, ho scoperto il lato adulto del fumetto e ho continuato a cercare nuovi tipi di fumetto. Ho scoperto grandi autori, grandi personaggi, storie bellissime, ma Tex non l'ho mai abbandonato. Come un amico fedele, uno di cui ti puoi fidare... Fino a pochi anni fa, quando l'ho abbandonato perché molte storie non mi appassionavano più. Anzi, mi irritavano. E ne soffrivo.

Ma questo albo gigante mi ha ripagato di anni di storie mediocri o senza mordente.

Boselli ha creato un microcosmo credibile, punteggiato da personaggi affascinanti (e anche contradditori come pochi altri nella saga di Tex Willer), per costruire una vicenda che parte lenta, per poi svilupparsi in un inesorabile andamento in crescendo.
Nelle 220 pagine del fumetto c'è una summa della saga del ranger. C'è la lotta contro i pregiudizi, la non accettazione passiva delle ingiustizie, l'anelito alla libertà e una sacrosanta, anarchica ricerca di un sistema di vita più giusto.
La vicenda assume contorni epici e anche commoventi, nel dipanarsi del rapporto tra Tex e suo figlio Kit. Forse la commozione è un privilegio riservato a chi ama da decenni i personaggi e li considera ormai dei famigliari aggiunti, ma la potenza evocativa e straziante di alcune scene è alla portata di ogni lettore.

Boselli non ci regala innovazioni stilistiche valide in generale, nuovi metodi di narrazione o tecniche rivoluzionarie. Ma utilizza la tecnica come su Tex non era mai stato fatto (e già questo, di per sé, è un fattore dirompente), lavorando su una sceneggiatura dai tempi pressocché perfetti. Le svolte sono numerose e agiscono sul plot in maniera destabilizzante. Il lettore rimane estasiato, e sorpreso.

Frisenda qua ha superato i livelli dei suoi migliori MV, che erano altissimi.
I personaggi recitano e vivono, hanno espressioni talmente umane che sembrano veri e non disegnati su carta. Il suo apporto alla sceneggiatura è eccezionale. Sia, come detto, nella resa dei personaggi, sia nell'utilizzo di inquadrature che sono sempre diverse ma non sono mai mero sfoggio di virtuosismo. L'obiettivo primario di Frisenda è la narrazione.
Ma la sua tecnica sopraffina gli permette di condirla con disegni bellissimi e un uso del bianco e nero che fa restare a bocca aperta.

Patagonia è un'avventura epica, emozionante, tesa, violenta.
Il fumetto che più mi ha emozionato nel 2009, e ne ho letto tanti... la dimostrazione che le barricate tra fumetto popolare e d'autore sono fumo.

Una capolavoro. Un capolavoro che non apporta innovazioni linguistiche o sperimentazioni, ma che raggiunge -probabilmente- uno dei massimi risultati del fumetto Bonelli. Una sceneggiatura perfetta e una resa grafica eccezionale.

Consigliato.

27.6.09

Stanotte si suona!

Breve comunicazione di servizio.

Chi è a San Gavino stasera può partecipare alla manifestazione benefica "Un calcio alla sfiga" e, alle 22.30, gustarsi la seconda uscita del mio "secondo gruppo", i Mister Tibya.


Buon divertimento, ci sentiamo domani per la recensione di uno dei più bei fumetti che abbia mai letto, il texone di Boselli-Frisenda.

26.6.09

Jacko RIP

Ora il suo mito ha acquisito quel che gli mancava per essere come Elvis, Marilyn o Jimi Hendrix.
Quel discreto ma pernicioso fascino del cadavere prematuro.

Dato che Youtube non ne abilita l'incorporamento, per vedere quel capolavoro del video di Thriller dovete cliccare qua.
http://www.youtube.com/watch?v=AtyJbIOZjS8&feature=fvst